Come risolvere un problema in 4 passi

Pubblicato in Autostima e crescita personale

Come risolvere un problema in 4 passi

 

 

Risolvere un problema per raggiungere l’obiettivo

Ogni volta che ci prefiggiamo di raggiungere un obiettivo, può accadere di dover risolvere un problema e che il raggiungimento della meta stabilita coincida proprio con la sua soluzione. Per esempio se quello che vogliamo è comprare una casa ma il denaro che abbiamo a disposizione non è sufficiente, insorgerà la necessità di risolvere il problema realtivo a come fare per procurarselo. Dunque dovremo preventivare di risparmiare, trovare un altro lavoro e rinunciare temporaneamente al desiderio, sopportando la frustrazione che ne deriva. Potremmo trovarci anche nella condizione di risolvere un problema di tipo relazionale, per cui decidiamo di lasciare il partner perché il rapporto non va più come vorremmo, ma questa scelta può rappresentare un problema esistenziale di vasta portata emotiva. Il problema in questo caso potrebbe essere che non ci si senta in grado o non si abbiano le risorse per affrontare un’eventuale separazione e la solitudine che questa potrebbe comportare. Come vedete, molto spesso da un problema ne nasce un altro, creando un effetto a cascata, che ci costringe a trovare una o più soluzioni in funzione dei nostri bisogni. Pertanto è opportuno tenere conto quali sono le modalità da adottare per gestire il problema.

Per affrontare un problema e risolverlo con successo è necessario avere motivazioni e risorse sufficienti. Nel caso le risorse siano sufficienti, bisogna stimare l’investimento energetico che costerà l’elaborazione del problema, per decidere di affrontarlo subito o posticiparlo; qualora non lo siano, bisogna domandarsi come costruire le risorse per aumentare la propria forza d’impatto sul problema. Per questo occorre possedere delle risorse in termini di autostima che devono essere già presenti o devono svilupparsi ed essere alimentate nel tempo.
Altrove
abbiamo visto come accrescere queste risorse, quali la motivazione, l’assertività, la sicurezza di sé, l’intelligenza emotiva.
Qui invece illustrerò le strategie di carattere pratico per risolvere un problema, la messa in opera delle quali naturalmente richiede di avere acquisito le suddette abilità.


Quando abbiamo un problema?

Spesso l’applicazione di una soluzione errata, che si rivela inefficace ai fini di un cambiamento, comporta essa stessa un problema. Infatti ogni volta che una situazione richieda un adattamento a un nuovo equilibrio per uscire da uno status ormai incancrenito ed entrare in uno nuovo, si incorre nella necessità di effettuare un cambiamento. E questo comporta un problema, in quanto l’essere umano ha una innata tendenza alla persistenza e alla conservazione, pertanto ha molta difficoltà ad operare dei cambiamenti congrui al variare delle fasi esistenziali. Il problema nasce quando le strategie adottate non funzionano e si cerca di ottenere l’effetto desiderato ripetendo sempre gli stessi errori. Allora il tentativo di ostinarsi ad adottare la soluzione che una volta si è dimostrata valida ma che ora non lo è più, può diventare un ostacolo se non si tiene conto che le soluzioni devono essere modificate in base alle circostanzesemplificazione del problema – (P. Watzlawick, J. H. Weakland, R. Fisch 1978).
Un altro problema insorge quando si tenta di cambiare una situazione immutabile e si imputa alla propria incapacità il fatto di non raggiungere il traguardo e, data la convinzione di portare a compimento anche i desideri irrealizzabili, ogni impresa agita in questa direzione si rivela un fallimento – sindrome da utopia - (P. Watzlawick, J. H. Weakland, R. Fisch 1978).
Mentre nella semplificazione si nega il problema credendo che non esiste
nessun problema, nell’utopia il problema viene affrontato in maniera controproducente, per cui si crede invece che non esiste nessuna soluzione.
Il punto è che se, come accade nel primo caso, si attribuiscono le cause del fallimento delle proprie azioni a fattori esterni e indipendenti da sé, o alla propria inettitudine, come nel secondo caso, il problema non viene risolto perché non si cerca di esaminarlo in termini realistici.
Finchè si crede alle premesse per le quali si debba scegliere tra una situazione e un’altra o non esista via d’uscita, il problema viene perpetuato.
Queste premesse devono essere cambiate per eludere le soluzioni già tentate, cambiando il significato che si attribuisce alla situazione e riconsiderando i fatti da un altro punto di vista –
ristrutturazione -. Basterebbe smettere di pensare alle cose che ci accadono per come dovrebbero andare, ma considerarle per quello che sono, in modo che le condizioni reali diventino sopportabili e che il problema possa essere affrontato. Finchè categorizziamo gli eventi e i problemi come insormontabili o utopisticamente risolvibili (quando la soluzione è davvero impossibile), non si possono smontare le premesse. Tuttavia, una volta ristrutturata la realtà in una nuova prospettiva e considerate le alternative al problema, è quasi impossibile ricadere nell’adozione dei vecchi schemi.


Procedimento per risolvere un problema in 4 passi

P. Watzlawick, J. H. Weakland, R. Fisch propongono un procedimento per risolvere i problemi in quattro passi, che sono:

1. DEFINIZIONE DEL PROBLEMA

Una chiara definizione del problema in termini concreti permette di separarlo da quelli che sono pseudo-problemi e che, se espressi in modo vago, ci allontanano dalla soluzione.
Dunque anzitutto bisogna
parlare liberamente del problema, così da fare chiarezza e considerare la questione da più punti di vista per costruirne una visione più ampia.
In prima battuta lo scopo non è quello di risolvere il problema, bensì di esplorarlo per comprendere quale impatto esso abbia a livello emotivo e quale sia l’atteggiamento mentale con il quale ci si approccia al problema.

 

2. ESPLORAZIONE DELLE SOLUZIONI PRECEDENTEMENTE UTILIZZATE

Un’analisi della soluzione finora tentata serve ad evidenziare i meccanismi che attuiamo per mantenere immutata la situazione e che devono essere cambiati.
Dunque è utile anche analizzare le cause che hanno fatto insorgere il problema e individuare quali tentativi siano stati compiuti in passato per risolvere un problema simile.
Per poter affrontare queste prime due fasi bisogna:

  • ESSERE PRONTI AD ACCOGLIERE PUNTI DI VISTA DIVERSI PER USCIRE DALLA CONFUSIONE E RECUPERARE LUCIDITA’ E FORZA

  • TENERE UN ATTEGGIAMENTO MENTALE DI APERTURA

  • CONSIDERARE IL PROBLEMA IN MODO NEUTRALE E SENZA GIUDIZIO PER SCOPRIRE ASPETTI DI CUI NON SI ERA CONSAPEVOLI

3. PORSI OBIETTIVI CONCRETI

Una chiara definizione del cambiamento da effettuare comporta la necessità di porsi una meta concretamente definibile e praticamente attuabile.
Questa fase di elaborazione del problema è focalizzata sull’impegno fattivo di prendere in mano un problema e iniziare a risolverlo mediante azioni specifiche, strutturate in
micro-obiettivi da compiersi in tappe successive. Solitamente, in questa fase si crea un momento di stallo per cui la persona si blocca a causa di auto limitazioni messe inconsapevolmente in moto da meccanismi di difesa, che tendono a far evitare di prendere contatto con il problema reale.
Infatti,
per la maggior parte delle persone agire comporta un elevato livello di angoscia, in quanto per attuare un cambaimento si deve rispettare un impegno con sé stessi e se il problema non viene risolto si verifica un fallimento, che comporta una grossa caduta di autostima. La non riuscita nel raggiungimento della meta prefissata provoca un vissuto di delusione, che genera un sentimento di sfiducia nei confronti di sé stessi e nella propria abilità di problem-solving. Tuttavia, anche non affrontare mai i problemi causa un esaurimento di energie e un indebolimento dell’autostima. Si tratta dunque di:

  • GENERARE DELLE SFIDE POSSIBILI PER UNA CORRETTA CALIBRAZIONE DEL PROBLEMA

Affinché un problema sia calibrato correttamente, la persona deve possedere un grado sufficiente di risorse, in termini di: abilità e competenze adeguate alla situazione; energie psichiche e forze fisiche tali da gestire l’impegno e la fatica che comporta la messa in atto dei micro-obiettivi; sopportazione degli eventuali fallimenti che ne possono derivare; tempo necessario di cui disporre per poterlo affrontare.
La soluzione in questa fase è definita sulla base degli obiettivi intermedi e, pertanto, va ancora intesa soltanto come un’indicazione che riguarda il percorso da fare per gestire il problema.
Tuttavia, a questo punto, per affrontare il problema in modo efficace, non bisogna mollarlo più fino a risoluzione avvenuta e aver focalizzato un
obiettivo specifico rispondendo alla seguente domanda:

  • SU QUALE SPECIFICO PROBLEMA VUOI LAVORARE PER RISOLVERLO?

Questa tappa è di fondamentale importanza e non è evitabile, in quanto solo diventando veramente consapevoli di quello che si vuole, si può trovare la strategia vincente per ottenerlo. Molte persone fanno l’errore di saltare questo passaggio e di credere di poter risolvere immediatamente il problema senza avere un’idea chiara e precisa di quale sia il problema e di cosa vogliono ottenere dalla sua risoluzione. Il motivo per cui lo fanno sta nell’illusione di evitare la fatica che comporta risolverlo e nella mancanza di abitudine ad affrontare i problemi. In genere si tratta di persone che non si mettono in discussione e aggirano gli ostacoli schivandoli e, rimandando di continuo la soluzione del problema, restano bloccati e frustrati dallo spreco di energie, che impiegano ugualmente, senza ottenere risultati.
In termini psichici ed emotivi
procrastinare e trovare giustificazioni per non gestire le difficoltà è molto più dispendioso che affrontare in maniera diretta il problema nel momento in cui si presenta.

Inizialmente si possono inventare soluzioni senza pensare che siano necessariamente giuste, perfette o corrette, per poi valutare quale sia la migliore tra quelle enumerate, rispondendo alle domande:

  • QUALI SOLUZIONI PUOI TROVARE A QUESTO PROBLEMA?

  • QUALE DI QUESTE E’ LA MIGLIORE PER TE?

Successivamente si potrà immaginare quali obiettivi sono realizzabili in base alla forza di cui la persona dispone nel momento in cui ha intenzione di agire, dunque le domande da porsi saranno:

  • QUALI RISORSE SONO NECESSARIE PER RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO E QUALI DI ESSE SONO DISPONIBILI?

  • QUANTA ENERGIA E’NECESSARIA PER RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO? NE DISPONI?

  • QUANTO TEMPO E’ NECESSARIO? NE HAI A DISPOSIZIONE?

Ora è possibile individuare le azioni concrete da realizzare per raggiungere la meta e costruire un progetto ponendosi obiettivi a breve termine e continuando a tenere presente la meta finale, che costituisce l’obiettivo più generale a lungo termine.

 

4. ATTUAZIONE DEL PIANO E VERIFICA DEI RISULTATI RAGGIUNTI

Una volta formulato e messo in atto il piano per provocare il cambiamento desiderato, si devono esaminare i risultati e confrontarli con quanto ci eravamo promessi di realizzare, restando aperti alla varietà dei possibili esiti.
Perciò
a questo punto bisogna verificare le promesse fatte a sé stessi circa il raggiungimento degli obiettivi posti e memorizzare i successi come strumento di rinforzo, che consente di sentire gratificazione e riconoscimento verso di sé. In questa fase occorre anche valutare eventuali difficoltà non previste nel caso di fallimento, anche ricalibrando pazientemente un nuovo obiettivo, se necessario. Premiarsi per il successo ottenuto consente di fissare gli apprendimenti che si sono acquisiti durante il percorso e poterli riutilizzare in futuro, a patto che ci si permetta di goderne. Per fare questo bisogna servirsi delle emozioni, il cui ausilio, oltre ad essere fondamentale per individuare il problema e indicare la soluzione, è utile per innalzare la propria autostima, sentendo la soddisfazione per quello che si è fatto.

 

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