Imparare ad ascoltarsi per ritrovare se stessi

Pubblicato in Autostima e crescita personale

Imparare ad ascoltarsi per ritrovare se stessi

 

 

Introduzione

Un sano equilibrio nell’individuo comporta necessariamente l’ascolto e la presa di coscienza di sé, ovvero la consapevolezza dei propri bisogni, emozioni e sentimenti. Ascoltarsi può essere utile per individuare ciò che manca e che desideriamo e di conseguenza scoprire cosa fare per ottenerlo.
Spesso però l’individuo elude il confronto con se stesso, perché questo gli permetterebbe di accorgersi di ciò che non lo rende pienamente soddisfatto nella vita e costringerlo ad
operare un cambiamento. Infatti, la mancanza di ascolto interiore corrisponde alla mancata accettazione di ciò che ci rende infelici e non ci fa stare bene. In virtù di questa strategia di evitamento della realtà, si finisce con l’utilizzare sempre gli stessi schemi abituali di comportamento, perdendone la coscienza e il controllo. La persona risulta così desensibilizzata e immobilizzata rispetto alle proprie scelte di vita e rischia di perdere man mano le redini del proprio destino. Per potersi sentire adeguati e riconoscere le proprie risorse, per meglio adattarsi ad uno stile di vita che sia davvero consono alla realizzazione dei propri obiettivi, bisogna recuperare la piena consapevolezza, attraverso un processo continuo di ascolto interiore, inteso come la capacità di restare in contatto con il proprio vissuto e con la percezione delle proprie reazioni al mondo esterno. Si tratta di una vera e propria abilità, che va appresa ed esercitata con la psicoterapia, come mezzo per la crescita e lo sviluppo personale e che consiste nell’adattarsi in maniera creativa all’ambiente, in modo da poter assimilare e prestare attenzione a tutti gli elementi che l’ambiente circostante offre e saperli sfruttare a proprio favore.

Così ad esempio in una relazione, imparare l’ascolto interiore significa accorgersi di quello che recepiamo dell’altro e che sentiamo di dare all’altro, nonchè predisporsi ad un atteggiamento di apertura attiva, piuttosto che accettare di vivere passivamente le dinamiche disfunzionali del rapporto. In questo caso l’ascolto interiore ci permetterebbe di sentire di cosa abbiamo bisogno e di percepire se l’altro è in grado di rispondere alle nostre necessità, così come è utile metterci in ascolto dell’altro per accorgerci se riusciamo a fare lo stesso. L’ascolto deve essere sempre focalizzato sia sui processi interni che su quelli esterni per scoprire quali aspetti della nostra vita non ci permettiamo di sperimentare e quali esigenze non sono soddisfatte.
Infatti, ascoltarsi vuol dire auto-osservarsi, riattivando spesso anche emozioni e parti di sé che vengono solitamente ignorate e lasciando che si esprimano liberamente senza bloccarle. 


La psicoterapia come principale veicolo dell’ascolto di sé

L’ascolto interiore è centrale all’interno di un percorso di psicoterapia, perchè il terapeuta diventa un veicolo attraverso cui rispecchiarsi e parlare con se stessi, così da aprire un dialogo soprattutto con le parti della nostra personalità rimaste inascoltate.
La
Psicoterapia della Gestalt è incentrata principalmente sul confronto dialettico tra la parte che emerge in maniera più dirompente nella vita attuale dell’individuo, e quella che solitamente viene messa da parte e non si esprime come vorrebbe.
Il terapeuta consente al paziente di dare voce ad entrambe le parti, in modo che ognuna si metta in ascolto e possa manifestare i propri bisogni al cospetto dell’altra.
Questo lavoro è detto ‘tecnica della
sedia vuota’ e implica che il paziente parli delle proprie emozioni a un interlocutore immaginario, che in questo caso è una parte di sé. Così il paziente può ascoltare le richieste esplicitate da ogni parte, a seconda delle esigenze di ciascuna, e concordare le modalità per concedersi ciò di cui ha più bisogno.
Questa esperienza, attraverso l’ascolto e l’esplorazione di aspetti sconosciuti di sé, facilita il contatto con il flusso delle proprie emozioni, che diventa fondamentale ai fini di un’adeguata percezione per discriminare ciò che piace da ciò che non piace, permettendo alla persona rispettivamente di avvicinarsi o allontanarsi dalle esperienze di vita che sono più o meno consone ai suoi bisogni.


Cos’è la consapevolezza e a che serve

Un buon ascolto interiore comporta l’auto-indagine, ovvero la messa in discussione della nostra visione del mondo e della posizione che vi occupiamo, oltre che l’apprezzamento della pienezza di ciascun momento della nostra esistenza. L’ascolto, inteso qui anche come auto-consapevolezza, riguarda soprattutto la capacità di restare in contatto con la realtà, che consente di tenere presente ciò che conta veramente e che spesso ci si ostina ad occultare, dato che il nostro normale stato di lucidità è gravemente limitato dall’intrusione di pensieri inutili indotti da timori e insicurezze.
L’ascolto consiste nel prestare attenzione di proposito alla realtà in atto e valutarla per quello che è, grazie ad una costante cura e discernimento delle nostre percezioni, che si possono alimentare con l’ausilio della psicoterapia. Quando ci impegniamo a prestare attenzione all realtà senza lasciarci condizionare da opinioni e pregiudizi, proiezioni e aspettative, si aprono nuove possibilità.

Si tratta di un
addestramento al piacere per riappropriarsi della qualità della propria vita e apprendere cosa determina il proprio benessere. Infatti, la percezione delle sensazioni ci consente di raggiungere i nostri obiettivi e per riconoscere le emozioni che proviamo bisogna porci l’attenzione in modo intenzionale, così da monitorare i nostri bisogni.
L’osservazione di come ci sentiamo è fondamentale nella vita perché il nostro organismo è governato da un
principio di regolazione omeostatico, secondo il quale per ogni bisogno che emerge, il sopravvenire di un altro ne impedisce la soddisfazione, se prima non si è appagato quello prioritario.
Pertanto,
i bisogni si ripresenteranno all’infinito, facendo nascere un senso di frustrazione costante se non li teniamo in considerazione.
Sebbene la nostra abitudine a prestarvi scarsa attenzione sia un meccanismo automatico che siamo resistenti a modificare, una volta spostato il focus sull’urgenza dei bisogni che richiedono di essere appagati, sarà naturale dargli ascolto, dato il vantaggio che comporta in termini di benessere.

Ascoltare significa imparare a svincolarsi dalla corrente per farci guidare anziché dominare

L’ascolto è istruttivo perché ci mette in contatto con molti aspetti dei nostri ambiti di vita che di solito trascuriamo, oltre che liberatorio, perché ci svincola dalle modalità obbligate da cui ci facciamo irretire. Infatti il flusso automatico della nostra condotta ci lascia scarsi momenti di sollievo e serenità interiori, portandoci dove forse non intendiamo andare, senza neppure essere coscienti della direzione.


I bisogni. Quali sono e come stabilire il loro ordine di priorità

L’individuo si configura come un organismo portatore di bisogni che si è motivati ad assecondare in virtù della loro carenza e il cui appagamento mira alla riduzione della tensione; pertanto quando i bisogni restano insoddisfatti, dominano l’organismo inducendo tutte le risorse a mettersi al servizio della loro gratificazione, affinché questi vengano sopiti e ne emergano degli altri.
Abraham Maslow (1908-1970) ha sviluppato un modello sequenziale dei bisogni (detto
piramide dei bisogni umani), che prevede l’esistenza di una gerarchica secondo la quale si presentano e necessitano di essere appagati in successione. Se un bisogno non viene soddisfatto, si fissa a livello inferiore e non resta spazio per la soddisfazione degli altri. In quest’ottica diventa di vitale importanza prestare ascolto ai propri bisogni e diventarne consapevoli.
I bisogni possono essere individuati in base alla loro priorità di soddisfazione:

  • fisiologici, direttamente connessi alla sopravvivenza, in quanto dipendono dall’esigenza di estinguere i segnali di disagio che si presentano appena dopo la nascita e nel periodo immediatamente successivo;

  • di sicurezza, che emergono in seguito alla soddisfazione dei precedenti e portano alla ricerca delle figure parentali in grado di assicurare la dovuta protezione e il contatto affettivo, nonché alla definizione della propria identità. Essi comprendono la stabilità, la libertà dalla paura e la dipendenza;

  • di amore e appartenenza, che consistono nell’esigenza di sentirsi parte di un gruppo e cooperare con i suoi membri oltre che di dare e ricevere affetto;

  • di stima, riscontrabili nell’esigenza di vedere riconosciuti i propri meriti in relazione al proprio ruolo e di essere competenti e produttivi, la cui soddisfazione prelude all’emergere di sentimenti di adeguatezza e auto-fiducia e stima da parte degli altri;

  • di trascendenza o di realizzazione di sé, che consentono di possedere una percezione efficace della realtà (o autoefficacia) e in virtù dei quali le qualità potenziali di ognuno trovano piena applicazione e realizzazione; pertanto corrispondono alle motivazioni di crescita.

 

Come riconoscere i propri bisogni

I bisogni fisiologici sono i più potenti, nel senso che consentono l’omeostasi, ovvero servono a mantenere in equilibrio lo stato di benessere dell’organismo, per cui se restano insoddisfatti e inascoltati, tutti gli altri possono venire annullati o respinti nell’ombra e permanere ad uno stato latente, provocando disagio e malessere. E’ facile constatare come funziona questo meccanismo quando per esempio avete dormito poco e male e vi alzate in preda alla stanchezza e all’ansia, perché sapete di dover affrontare gli impegni della giornata con uno sforzo superiore rispetto a quando siete riposati. Per tutto il giorno sarete dominati dal bisogno di recuperare il sonno e rilassarvi finchè non potrete farlo, impedendo ad altri bisogni di palesarsi e di essere appagati.

I bisogni di sicurezza, ovvero di stabilità, dipendenza, protezione, libertà dalla paura, dall’ansia e dal caos; di struttura e ordine, di legge e di limiti. La soddisfazione o meno di questi bisogni influisce enormemente sulla nostra autostima, perché qualora ci vengano sottratti sentiamo la necessità di difendere il nostro diritto a vederli riconosciuti e, se questo non accade, insorge l’emergenza di ripristinarlo. La territorialità animale né è un esempio, nel senso che da questo bisogno scaturisce la competizione per mantenere i propri confini. Parimenti, noi non possiamo tollerare di sentire invasi i nostri confini, perciò sentiamo il bisogno di delimitarli e farli rispettare.

I bisogni di appartenenza e di affetto sono legati ad un’esigenza profonda di raggrupparsi, di sentirsi parte di un gruppo più ampio, di essere in contatto con altri esseri umani e di essere insieme di fronte ad un nemico comune, sapere di potersi appoggiare e fare affidamento su qualcun altro.

I bisogni di stima da parte di sé e degli altri rispondono al bisogno di forza, di successo, di adeguatezza, di padronanza e competenza; di reputazione o prestigio, fama, gloria, dominio, importanza, dignità e di apprezzamento. La loro soddisfazione porta a sentimenti di auto fiducia, valore, forza, capacità e adeguatezza, mentre la frustrazione di essi porta a sentimenti di inferiorità, svalutazione, debolezza e abbandono. La realizzazione di questi bisogni ha a che fare principalmente con la motivazione a costruire il proprio destino e dunque con l’autostima.

I bisogni di autorealizzazione, legati al desiderio di auto compimento, che varia molto da individuo a individuo, in quanto la forma che questi assumono poggia sulla precedente esperienza di soddisfazione degli altri. Per ognuno realizzarsi può voler dire una cosa diversa in base alla sua personale visione del mondo e corrisponde a quello che uno vuole essere e a come vuole sentirsi per stare bene.

Se l’individuo sposta l’attenzione su di sé e sui propri vissuti, riconoscendo come propri quei bisogni che naturalmente è portato ad estromettere dalla coscienza, può interrompere e modificare le dinamiche usuali con cui fa fronte agli accadimenti esistenziali e tentare di adottare nuove strategie di soluzione e modalità alternative che prima non era in grado di considerare.
Inoltre,
questo processo di auto-consapevolezza è alla base di una sana autostima, perché consente di accettarsi in modo costruttivo per come si è, senza giudicarsi.
Mettersi in ascolto di sé vuol dire riappropriarsi della propria libertà di scelta e divenire consapevoli proprio degli schemi precostituiti e delle aspettative rigidamente costruite che fino ad allora non hanno permesso di cogliere nuove opportunità di vita.

Allora divenire consapevoli di ciò che è dato dall’esperienza nel qui ed ora, momento dopo momento, consente di recuperare il senso di responsabilità della propria vita e diventarne protagonisti, piuttosto che spettatori.

L’ascolto interiore e la consapevolezza sono abilità che potete apprendere grazie alla psicoterapia e che, a fronte di quanto detto, vi consentiranno di ritrovare la serenità ed essere più felici.







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