Lo stress, come combatterlo

Pubblicato in Cause, sintomi e cure dei disturbi comuni

Lo stress, come combatterlo

 

 

Che cos’e’ lo stress

Lo stress è definito da Hans Selye (1907-1982) come una risposta difensiva dell’organismo alle pressioni ambientali, per effetto delle quali una serie di stimoli esterni di diversa natura mette in crisi l’organismo e dà origine ad una catena di eventi fisiologici atti a ristabilire l’equilibrio. Da un punto di vista psicologico lo stress implica un aumento di tensione nervosa dovuta al fatto che la persona si sente in conflitto e frustrata rispetto ad accadimenti cui non sa trovare una soluzione. Questo stato di cose attiva delle emozioni nocive quali ansia, rabbia, sofferenza, fastidio, senso di inferiorità e insicurezza, che generano un malessere e un disagio di breve o lunga durata. Per esempio, la morte di una persona cara è un evento drammatico che può indurre disperazione e sconforto tale che, se non elaborato ed accettato, genera una fonte permanente di stress.


COSA SUCCEDE SE NON CI ACCORGIAMO DI ESSERE SOTTO STRESS


Una contrazione o una tensione muscolare diventano dolorosi quando vi si oppone resistenza, così come quando sentite freddo e invece di rilassare i muscoli li contraete per difesa, con il risultato che vi vengono i brividi e avvertite ancora di più la sensazione del freddo. Così, se vi opponete alla normale evoluzione di un sintomo, questo si fa più pressante e sottopone il vostro corpo ad una condizione di maggiore stress. Perciò se vi rifiutate di ascoltare una sensazione fisica o psichica, essa sfocia in un sintomo, che vi induce necessariamente a prestarvi attenzione e a combattere lo stress che ne consegue.
Avete notato che se non curate un’influenza bloccandone i sintomi, si rischia di rimanere in uno stato di stress e di essere vulnerabili a contrarre malattie più serie?


TUTTO E’ STRESS?


Una malattia denota sempre un’incapacità del corpo ad affrontare lo stress, perciò va vista come il tentativo del corpo di ristabilire la propria omeostasi in conseguenza di un trauma, invece quando la risposta di adattamento a una forza nociva è inadeguata vi sarà una rottura dell’integrità dell’organismo. Per rispondere alle richieste dell’ambiente occorre sempre un notevole dispendio di energia, che può essere identificato nello stress. Pertanto, dato che persino le semplici funzioni vitali ne richiedono, nella vita siamo continuamente sotto stress. Quando però una situazione richiede più energia di quella che abbiamo a disposizione, ogni agente stressogeno, ovvero ogni evento che interferisca con la capacità di reagire, diventa angosciante. Ogni seria interferenza con la respirazione, ad esempio, crea un immediato senso di panico. Anche questa reazione denota che siamo sotto stress.
Solitamente quando un’individuo è esposto a uno stress eccessivo o trauma, risponde con:

  • una iniziale reazione di allarme, mobilitando la propria energia per fronteggiare la
    minaccia, che scompare se sviluppa una resistenza;

  • una resistenza, per cui lo stress opera ancora a un livello inconscio e i sintomi della malattia non si sviluppano, sebbene le condizioni di stress si protraggano e si ripetano di frequente. Ma se la fonte che ha procurato lo stress permane a lungo immutata, interviene uno stress supplementare in forma di shock;

  • shock, che rende insensibili alla realtà, perciò la capacità di reagire è inibita e l’individuo si trova impossibilitato a rispondere all’emergenza, facendolo entrare in uno stato di esaurimento;

  • esaurimento, per il quale l’energia disponibile a reagire si esaurisce e alla fine l’organismo crolla. Se la crisi non viene risolta o viene risolta in maniera inadeguata, la risposta da stress può diventare patologica e indurre alla malattia.

Tuttavia, sebbene nella fase di resistenza non si sperimenti più l’angoscia, non vuol dire che lo stress sia stato eliminato e questo non garantisce che l’impulso represso non possa esplodere, perché l’impulso è un’espressione della forza vitale della persona e perciò costantemente in cerca di sfogo. Ad esempio, se un animale da laboratorio è esposto a un freddo eccessivo risponde con una reazione d’allarme che lo porta ad adattarsi senza apparenti effetti dannosi. Ma se l’esposizione si protrae, la resistenza diminuisce e l’animale soccombe. Così dobbiamo pensare che quando ci capita di sollevare un peso, sebbene nel corpo si produca uno stress, in genere lo facciamo senza conseguenze. Ma qualche volta il peso è troppo gravoso e ci facciamo male, perché lo stress era superiore alle nostre forze.
Uno stress emotivo è come quello fisico: quando un muscolo è soggetto a uno spasmo si contrae per sostenere un peso e resta contratto finché la fonte di stress non viene rimossa.
Il problema è che
le persone di solito non diventano consapevoli di essere sotto stress finché non provano uno stato di malessere che si accorgono di non riuscire a sostenere. Questo fatto comporta una cronicizzazione dei sintomi, il cui esito spesso è lo sviluppo di una malattia.


Esempi di malattie generate da stress



Ogni volta che cercate di bloccare un impluso spendete energia sottoponendovi a uno stress
, che infatti propriamente significa costrizione, dal latino ‘strictus’. Lo stress emotivo, al pari di quello fisico, implica lo stesso dispendio di energia, il cui esaurimento porta alla malattia. Tutte le malattie sono psicosomatiche nel senso che gli atteggiamenti e i sentimenti ne influenzano sia l’inizio che il decorso, oltre che predisporre alle malattie stesse. In numerosi casi di malattie, infatti, è stato riscontrato che, nei due anni precedenti il momento dell’esordio, coloro che avevano contratto la malattia avevano vissuto molti cambiamenti significativi. Thomas Holmes (ideatore della Holmes Rahe Stress Scale – 1967) ha effettuato anche degli studi che hanno rilevato come, per una persona già afflitta da qualche malore come un semplice raffreddore da fieno o un mal di schiena, parlare di una situazione molto conflittuale provoca un’accentuazione dei sintomi, soprattutto se si tratta di situazioni emotivamente coinvolgenti.

Tuttavia, secondo Alexander Lowen (1910-2008), l’attitudine caratteriale è il fattore che in larga misura determina il tipo di malattia che si svilupperà quando lo stress esistenziale diventa insopportabile.
Le esperienze di vita pregresse creano veri e propri modelli di comportamento nell’affronatare lo stress, il che spiega anche perché, a parità di condizioni, alcuni prendono un raffreddore mentre altri sviluppano una patologia più seria come la colite ulcerosa.

Per esempio, il paziente soggetto a coliti ulcerose o affetto da
ulcera, contrae l’intestino per difesa dalla paura, ritirando dunque l’energia da questo organo, infatti ‘avere fegato’ significa avere coraggio. Il paziente affetto da colite ulcerosa in genere è una persona apparentemente calma e pacifica, ma anche piena di risentimento e senso di colpa per il fatto di essere dipendente dall’appoggio degli altri. Perciò si sforza di negare il suo bisogno di sostegno irrigidendo addome e intestino per non sentire l’ansia.
In casi come questi, una volta riparato il danno di carattere organico-fisico, bisognerà lavorare anche sulla rabbia, dato che questo fenomeno notoriamente
è il risultato di rabbia trattenuta e negata, che determina aggressività repressa e impotenza.  

Solo lavorando da un punto di vista psicologico si può eliminare definitivamente l’elemento che ha creato la fonte di stress

Anche l’
artrite, può essere compresa come una reazione allo stress, per cui a seguito di un conflitto circa la possibilità di esprimere gli impulsi aggressivi, la persona ha paura dei propri sentimenti nocivi e inconsciamente ritira l’energia dagli arti, che sono gli organi aggressivi per eccellenza; tanto che se l’individuo viene indotto a scaricare la rabbia colpendo un cuscino con i pugni, l’energia fluisce attraverso le mani e gli arti bloccati e il sintomo scompare (Alexander Lowen).
Il mantenimento di una facciata a dispetto del conflitto interiore che si vive, espone alle
malattie psicosomatiche perché comporta la soppressione dei sentimenti che si rivelano per noi inaccettabili e questa avviene attraverso una contrazione muscolare che mette il corpo in uno stato di tensione o stress costanti, che riduce l’energia corporea innanzitutto riducendo il respiro.

Anche le
allergie possono rappresentare una risposta difensiva dell’organismo di fronte a un eccessiva esposizione a situazioni stressanti mal tollerate. Infatti, il corpo reagisce in maniera sproporzionata ad agenti esterni relativamente innocui e pertanto la manifestazione allergica va considerata come il tentativo di contrastare e rimuovere la tensione sottostante e non come una semplice risposta all’elemento irritante. Naturalmente una simile tensione può derivare da motivi soggettivi, che variano da caso a caso.
Così, ogni sintomo che insorge a livello fisico a seguito di condizioni di stress, va curato e valutato anche in funzione del suo significato e risvolto psicologico. Se volete affrontare adeguatamente e combattere lo stress, dovete iniziare a prestare attenzione alle vostre emozioni e considerare che lo stress, identificato con la malattia, è indotto anche da cambiamenti psichici. Questi ultimi vanno indagati con la psicoterapia.


Strategie per combattere lo stress

Strettamente connesso al concetto di stress è il concetto di coping, che significa ‘far fronte a, essere in grado di’ e che consiste negli sforzi sia comportamentali, orientati all’azione, che psichici, orientati alla riorganizzazione delle risorse interne, per gestire le situazioni che mettono a dura prova la nostra resistenza. Quando si verifica un evento potenzialmente portatore di stress, le persone cercano di valutarne il significato e il suo probabile impatto sul proprio benessere. Se abbiamo la capacità di reagire a tale evento in modo positivo, lo stress può essere considerato ‘buono’ (eustress), nel senso che viene interpretato come una sfida. Viceversa, viene considerato ‘cattivo’ (distress), nel senso che genera comportamenti disadattativi e inadeguati a sostenere il carico emotivo generato dall’evento. Per questo è importante saper valutare il rischio di stress per decidere quali strategie di coping adottare e aumentare la disponibilità delle risorse da impiegare di volta in volta. 


LA PSICOTERAPIA AIUTA AD ALLEVIARE LO STRESS

Come attestato da innumerevoli studi, sappiamo che qualsiasi tipo di malattia o di disagio fisico include emozioni, sensazioni e pensieri del paziente, che ne influenzano la percezione, l’evoluzione e la cura e che contribuiscono a determinare la loro origine e cronicizzazione. Quando si lavora sui sintomi in genere, c’è sempre anche una concausa di origine psichica che si manifesta sotto forma di segnali che il corpo invia per farci diventare consapevoli di qualcosa di importante per la nostra vita, che necessita della giusta attenzione. E dato che ogni emozione ha il suo correlato fisiologico, è chiaro che la persistenza di alcune modalità corporee, quale può essere ad esempio quella di irrigidire i muscoli del collo per paura piuttosto che quelli delle mascelle per rabbia, porta alla tendenza ad assumere alcuni atteggiamenti posturali disfunzionali che saranno la causa del dolore fisico. Allora si può e si deve certamente agire sulla loro risoluzione con il trattamento locale a livello corporeo, ma anche individuare cosa le ha provocate e in che modo la persona ne procrastina il mantenimento.

Nella Psicoterapia della Gestalt sia il benessere che il malessere sono rapportati a una visione olistica della persona secondo cui ogni singola parte agisce insieme alle altre, così se anche una sola non funziona o funziona male, l’organismo intero ne subisce le conseguenze. Analogamente bisogna pensare che
se si accusa un sintomo di ordine fisico, questo si ripercuoterà anche sulla nostra psiche, ovvero avrà un effetto in termini emotivi, in base a come il proprio organismo reagirà al tipo di vissuto. Viceversa, lo stesso vale per un sintomo di carattere psichico, come l’ansia, che si può riflettere in una serie di sintomi fisici che potrebbero dare origine a una diagnosi di attacchi di panico.

Nella mia pratica clinica, quando un paziente riferisce di avere forti stati di ansia o attacchi di panico, non basta insegnargli le tecniche di respirazione atte a gestire l’evento in sé, finalizzate a rallentare il battito cardiaco e a far cessare le aritmie. Occorre che la persona diventi consapevole di quello che li ha provocati. Spesso le cause a monte di disturbi come gli attacchi di panico sono un lutto, un abbandono o una mancanza di punti di riferimento. Perciò
è indispensabile che il paziente elabori tali vissuti a un livello emotivo più profondo in modo che possa piangere, sfogare la rabbia e ridimensionare il senso di colpa.
Attraverso il malessere e la malattia, il corpo offre molte indicazioni di cui altrimenti non verremmo a conoscenza, perciò è utile imparare ad ascoltarlo. Per molte persone, che infatti tendono ad ammalarsi più di altre, può essere l’unico mezzo di espressione e di comunicazione del loro disagio emotivo, che non trova altro sfogo se non che a livello corporeo.

 

OBIETTIVI DELLA PSICOTERAPIA NEI DISTRUBI DA STRESS

  1. Riportare in equilibrio l’intero organismo, nel senso che dopo un intervallo più o meno lungo di tempo in cui la persona si è trovata costretta e bloccata in un sintomo, deve tornare ad una situazione di regolarità. Per questo bisogna promuovere un nuovo comportamento, funzionale ad uno stato relativamente indisturbato di benessere;

  2. Mettere la persona nelle condizioni di divenire cosciente di quello che non funziona, partendo dall’analisi del vissuto corporeo come espressione di un fenomeno psichico più profondo. Considerare la malattia come la manifestazione di un malessere interno offre la possibilità di affrontarla anche da un altro punto di vista e restituisce il potere al paziente di influire positivamente sul recupero della sua salute, diventando agente attivo del processo di cura;

  3. Permettere al paziente di far dialogare la mente con il corpo, perché interdipendenti. Questo consente di dare voce anche alle tensioni nascoste, alle preoccupazioni sottostanti il disturbo fisico e alle emozioni bloccate che l’hanno generato, così da trovare vie di sfogo alternative a quella corporea;

  4. Individuare il rimedio che meglio di tutti rispecchia le esigenze individuali con un approccio che lascia al paziente la possibilità di trovare la strategia di adattamento più idonea alle diverse situaizoni di stress.





Riferimenti:
Cabib S., Puglisi A.,
Lo stress. Laterza, 1989

Caprioglio; Fornari; Morelli (2007),
Dizionario di psicosomatica. Ed Riza. Milano




I cookie rendono più facile per noi fornirti i nostri servizi. Con l'utilizzo dei nostri servizi ci autorizzi a utilizzare i cookie.
Maggiori informazioni OK