Comunicare per ottenere il meglio. Quando la comunicazione è efficace

Pubblicato in Comunicazione e PNL

Comunicare per ottenere il meglio. Quando la comunicazione è efficace

 

 

Introduzione

A cosa si pensa quando si parla di comunicazione? In genere la prima cosa di cui ci preoccupiamo quando vogliamo mandare un messaggio o lo riceviamo sono le parole usate, per cui prestiamo attenzione quasi esclusivamente al contenuto e spesso dimentichiamo lo scopo principale della comunicazione. Comunicare vuol dire anzitutto rendere noto, rendere partecipi di un sentimento, condividere. La comunicazione intesa come condivisione comporta la necessità di entrare in relazione con l’altro, dunque se volete avere una relazione sana con gli altri, dovete anzitutto comunicare in maniera efficace. E per poterlo fare bisogna entrare in contatto con le persone.
L’incontro con un altro essere umano risulterà insoddisfacente nel momento in cui non si è scambiato nel modo in cui si voleva, cioè non si sono soddisfatti i bisogni che hanno portato all’incontro e non c’è stato il contatto desiderato, oppure sia lo scambio che il contatto non sono stati buoni. Uno
scambio è un confronto che implica la comprensione e l’accettazione dei sentimenti e dei modi di pensare di un’altra persona, e perché sia costruttivo richiede un ascolto reciproco. Mentre il contatto presuppone una vicinanza intima e profonda, tale da permettere un riconoscimento reciproco delle emozioni, che consenta di sentirsi in sintonia con le intenzioni dell’altro.

Affinchè l’ascolto sia efficace non basta capire l’altro, ma anche fargli capire che lo si è compreso

Comunicare è un’arte che si apprende e che presuppone una serie di abilità comunicazionali che crediamo di conoscere, ma che invece andrebbero esercitate continuamente, come la capacità di ascoltare. Tuttavia, a monte di una comunicazione efficace esistono delle abilità che non sono soltanto tecniche, ma anche soggettive, nel senso che, per esempio, si può ascoltare semplicemente prestando orecchio a quanto si sta sentendo (
ascolto passivo), ma si può anche ascoltare cercando di comprendere lo stato d’animo dell’altro mentre sta parlando (ascolto attivo). Quest’ultima modalità di ascolto necessita di una competenza come l’empatia, la cui predisposizione è soggettiva. In ogni caso le abilità di comunicazione soggettive possono essere apprese con un po’ di esperienza e con un buon addestramento. Vediamole insieme.


Le abilità comunicazionali

Una delle principali abilità comunicazionali è l’ascolto di sé, nel senso che solo ascoltando e diventando consapevoli delle nostre esigenze e di quello che vogliamo, potremmo esprimere quello che veramente ci preme far comprendere all’altro, oltre che raggiungere lo scopo che ci eravamo prefissati di raggiungere con quella conversazione.

Si tratta di
esprimere quello che sentiamo in maniera autentica. Quanto più siamo autentici nell’espressione di quello che diciamo, tanto più riusciamo ad arrivare direttamente al cuore dell’altro, che ci comprenderà molto meglio rispetto a quando adoperiamo tante spiegazioni logiche e formali.
La difficoltà insorge dal momento che per esprimersi in maniera autentica e vera, bisogna
mettersi in gioco e rischiare e questa è un’altra abilità che bisogna apprendere se si vuole imparare a comunicare in modo efficace.

Quando si parla di comunicazione si tende a pensare immediatamente a
cosa si dice senza considerare come lo si dice. Infatti quello che determina l’efficacia di una comunicazione è dato anche da come ci siamo sentiti nell’esprimere un dato messaggio e come stiamo dopo averlo mandato. Nella misura in cui ci sentiamo soddisfatti di come abbiamo detto quello che volevamo dire, la comunicazione è andata a buon fine. Quando stiamo interagendo con qualcuno bisogna ascoltare e prendere contatto con quello che proviamo e dunque sentire sia l’emozione che suscita quello che dice l’altro, sia l’emozione percepita mentre si parla. Questa è una risorsa indispensabile a comunicare quello che veramente si vuole restandone appagati.

La percezione soggettiva relativa a come vengono interpretati i messaggi che provengono dall’esterno è un elemento basilare per comunicare in modo adeguato, in quanto l’interpretazione risente di caratteristiche personali, caratteriali e culturali, ed è proprio in base ad essa che noi formuliamo le nostre comunicazioni. Pertanto è di fondamentale importanza
allargare la prospettiva e provare a guardare anche dal punto di vista altrui, nonché immedesimarsi nella loro modalità di percezione. Anche il solo fatto di prendere in considerazione che esistano visioni diverse rispetto alla nostra permette di essere più oggettivi e valutare quello che viene detto per ciò che ascoltiamo realmente e non per ciò che immaginiamo che l’altro abbia voluto dire.

Il modo in cui interpretiamo i messaggi diventa cruciale nei conflitti, perché quando discutiamo con qualcuno le parole vengono assunte facilmente come un’accusa o un’offesa personali. Questo tipo di interpretazione porta ad ingigantire le proporzioni del conflitto e a replicare le accuse in una escalation senza fine. In questi casi bisogna
sapersi mettere in una ‘posizione terza’, come se ci si trovasse al posto di un terzo interlocutore che assiste alla lite, per poter valutare cosa è bene dire e come dirlo. Di solito costruiamo le nostre frasi a seguito dell’idea e delle fantasie, il più delle volte catastrofiche, che facciamo in virtù di quanto abbiamo immaginato e pertanto spesso accade di dire qualcosa di diverso da quello che vorremmo dire veramente.
Dunque per comunicare in modo efficace bisogna
liberarsi dai pregiudizi, che sono un ostacolo all’espressione reale dei nostri bisogni e impediscono di fare le richieste adeguate.

Inoltre il saper comunicare riguarda principalmente il saper esprimere i propri bisogni e dunque ha a che vedere con la capacità di
chiedere, che già di per sé implica disagio in quanto non si è abituati a farlo e per farlo bisogna mettere in gioco i propri sentimenti. Molte persone hanno difficoltà a chiedere senza sentirsi in colpa o in debito. Dunque se impariamo a comunicare primariamente in base a quello che sentiamo, vivremo le nostre relazioni in maniera più serena. Avanzare delle richieste permette di ricevere un riscontro e questo, che sia affermativo o negativo, ci darà la possibilità di scegliere piuttosto che lasciare la risposta alle interpretazioni e ai dubbi senza sapere cosa fare.

Saper comunicare vuol dire anzitutto avere più probabilità di ottenere quello che si vuole e vivere senza sospesi

Un errore molto frequente nella comunicazione è di preoccuparci di trovare risposte indirizzate a cambiare gli altri o finalizzate a gestire le relazioni per controllare che vadano come vogliamo.
Comunicare non vuol dire necessariamente operare un cambiamento nell’altro, anche se questo è quello che vorremmo ottenere. Ciò comporta una forzatura nella comunicazione, perché inconsapevolmente si cerca a tutti costi di farla andare nella direzione delle proprie aspettative. Una comunicazione efficace prescinde dall’aspettativa, seppure persegua un obiettivo. Prima di tutto bisogna immaginare di
comunicare per ottenere un proprio cambiamento, come nel caso in cui si esprimono i motivi per cui si è arrabbiati al fine di sentirsi meglio e liberarsi, dicendo le cose come stanno, piuttosto che nascondere quello che si prova. Se lo facciamo nel modo giusto, sicuramente ci avvicineremo all’altro e ci sentiremmo entrambi più sollevati. Non si può comunicare per cambiare l’altro, ma quello che può succedere è che se modificate il vostro modo di comunicare, può cambiare la dinamica relazionale con l’altro.


Perché è tanto difficile comunicare, capire e farsi capire?

Dove mettiamo l’attenzione mentre comunichiamo?
Vi siete mai chiesti a cosa fate attenzione quando incontrate qualcuno? Porvate a pensarci e ad accorgervi se siete concentrati maggiormente sulle vostre parole, sul vostro atteggiamento, sull’intento da perseguire o sulle intenzioni dell’altro. Spesso quello che facciamo in una conversazione è cercare di convincere l’altro che il nostro punto di vista è il migliore o preoccuparci del fatto che l’altro ci possa ingannare e, in ogni caso, il più delle volte siamo concentrati solo su quello che vogliamo dire senza prestare attenzione a quello che vuole dire il nostro interlocutore. Così facendo ci lasciamo sfuggire le reazioni dell’altro, oltre che il suo punto di vista e il suo obiettivo, e dunque dimentichiamo il fatto di essere in relazione con un altro interlocutore e la comunicazione non è più efficace, perché diventa un monologo.

 

Cosa fare per ottenere una comunicazione efficace

Ci sono degli errori fondamentali che facciamo nel comunicare e per ognuno di essi possiamo fare qualcosa, ovvero apprendere l’abilità corrispondente:

  • pretendiamo che l’altro capisca al volo quello che diciamo e pensiamo che se non lo capisce è colpa sua, pertanto non consideriamo la possibilità che potremmo aver sbagliato la modalità di comunicazione e perdiamo l’occasione di ritentare. Perciò restiamo arroccati sulla nostra posizione e il rischio è di continuare a costruire una comunicazione ambigua, per cui ognuno interpreta a modo suo quello che dice l’altro continuando a parlare una lingua diversa fino a che non ci si capisce più. Se uno si ostina a parlare arabo e l’altro cinese, non solo non si capiranno mai, ma resteranno sempre estranei. Così sia lo scambio che il contatto si rivelano inefficaci.
    Dunque bisogna mettersi in discussione.

  • Non ascoltiamo veramente: ascoltare veramente significa astenersi dal giudicare l’altro e tentare di mettersi nei suoi panni, per cui occorre sviluppare l’empatia.
    Saper ascoltare vuol dire fare attenzione al fatto che una persona stia tenendo il broncio o al fatto che la sua voce assume un tono diverso dal solito. Per esempio, quando ci si accorge che una persona ha la voce stretta dal pianto, quello che si fa in genere è cercare subito di arginare l’emozione e contenerla per paura che l’altro esploda in lacrime, dicendo che non è nulla o cambiando discorso. Questo non è un atteggiamento empatico perché così facendo non si lascia che l’altro esprima il suo reale sentimento. Per ascoltare ci vuole interesse, un interesse reale. Se siamo distratti non siamo veramente in contatto con l’altro.

  • Non ‘ci’ ascoltiamo: spesso diamo voce ai nostri pensieri così come vengono, senza pensare a come esprimerli, perdendo il contatto con quello che vogliamo dire veramente e senza sentire l’emozione che proviamo mentre parliamo. Dunque bisogna addestrarsi all’ascolto delle proprie emozioni per poterle comunicare.

  • Comunichiamo pensando a che effetto farà all’altro quello che diciamo e immaginando già quale sarà la sua probabile reazione, condizionati dall’idea di sapere già quello che penserà l’altro e dalle aspettative costruite sulla base degli scambi precedenti. Dunque finiamo con il comunicare in modo artificioso e ingannevole.
    Invece è opportuno saper comunicare in maniera autentica.

  • Comunichiamo in modo ambiguo negandoci l’opportunità di ottenere una risposta concreta e ci rivolgiamo all’altro con delle richieste implicite o indirette, pretendendo che capisca e faccia quello che vogliamo. Tipico in questo senso è pretendere che l’altro ci porti le borse della spesa perché stiamo sbuffando. Scegliere di comunicare in questo modo solleva dal rischio di ricevere un rifiuto, ma può compromettere la relazione con l’altro, perché entrambe finiscono per dare tutto per scontato e non comunicano più. Piuttosto quello che bisogna fare è chiedere apertamente e assumersi la responsabilità delle conseguenze.

  • Quando chiediamo qualcosa lo facciamo senza esprimere i nostri reali bisogni, perché ci sentiamo in colpa nel farlo, dunque bisogna apprendere a comunicare liberamente, riconoscendosene il diritto.

  • Comunichiamo vedendo e considerando solo il nostro punto di vista, senza chiedere all’altro come la pensa e cosa voglia dire, presupponendo che la propria prospettiva sia unica e giusta.

  • In ultimo ma non per questo meno importante, quando diciamo qualcosa lo facciamo con l’aspettativa di operare un cambiamento nell’altro, mentre sarebbe auspicabile parlare innanzitutto per operare un cambiamento di sé.


Comunicare con il cuore

Le comuni tecniche di comunicazione sono spesso volte a potenziare l’efficacia dei messaggi espressivi, senza tenere conto delle emozioni che li accompagnano.
Le emozioni sono il primo mezzo di comunicazione fra la madre e il bambino: per esempio la madre sorride per incoraggiare oppure aggrotta le sopracciglia in segno di disapprovazione. Questo vuol dire che l’espressione degli stati emotivi è molto importante per il nostro benessere.
Tuttavia, anzitutto ci preoccupiamo di farci capire ed essere capaci di convincere gli altri, senza considerare che
per comunicare in modo efficace è fondamentale trasmettere anche il colorito emotivo del messaggio per farsi comprendere. Infatti quando manifestiamo le nostre emozioni, i movimenti espressivi che le accompagnano danno vivacità alle parole che pronunciamo, rivelano le intenzioni e i pensieri in modo persino più autentico delle parole stesse, che possono essere falsificate da contenuti esclusivamente razionali.
Sentire quello che si prova e saperlo esprimere è il primo passo per una comunicazione efficace, perché se per esempio non vi accorgete di essere arrabbiati col capo o di sentirvi feriti dal partner, molto probabilmente comunicherete in modo aggressivo, facendo percepire all’altro solo di sentirvi attaccati e di volervi difendere. Questa modalità comunicativa porterà a generare un conflitto, quasi sicuramente distruttivo. Invece, affinchè la comunicazione diventi un confronto costruttivo, bisogna esporsi e dichiarare il proprio disappunto, dicendo quello che ci ha creato disagio del comportamento altrui e che non ci sta bene. Eventualmente poi si potrà avanzare una richiesta specifica relativamente ai propri desideri.

Non basta imparare le tecniche per comunicare meglio, se prima non comprendiamo lo scopo con il quale comunichiamo e la ragione per cui comunichiamo

Riconoscere l’emozione che si sente permette anche di individuare lo scopo, ovvero cosa si vuole ottenere dicendo quello che si dice. La comunicazione serve principalmente a fare richieste, a chiedere qualcosa di cui si ha bisogno. Pensate al neonato che ancor prima di emettere parole piange e con il pianto fa comprendere ciò di cui ha bisogno. Se non sentite l’emozione con la quale vi rivolgete all’altro, non sarete in grado di formulare una richiesta precisa di quello che vi serve.
Se non sentite di essere feriti e non lo dichiarate, non riuscirete a far presente davvero cosa del comportamento dell’altro vi ha ferito e non potete chiedere che non venga fatto più.

Per esempio: “Quando fai così resto male e quello che fai mi ferisce, perciò vorrei che quando chiedo aiuto per qualcosa che non so fare, tu non mi prenda in giro” è una comunicazione efficace, perché il malessere e l’atteggiamento che genera sofferenza vengono dichiarati con il cuore, così è possibile domandare di non farlo più. Naturalmente se quello che chiedete non viene rispettato e i sentimenti espressi non vengono presi sul serio, i provvedimenti da prendere saranno ben altri che comunicare quello che si prova. Tuttavia, seppure quello che decidete di dichiarare non sortisce l’effetto desiderato e resta insacoltato, rendere noti i vostri sentimenti vi permetterà comunque di liberarvi dal senso di oppressione causato dall’auto imposizione di restare in silenzio e, qualora necessario, potrete anche scegliere di sottrarvi al rapporto.

Quello che possimo fare in ogni occasione è porre delle condizioni, comunicando cosa siamo disposti ad accettare e cosa no per avere un determinato tipo di rapporto con l’altro. Questo modo di fare consentirà di ottenere almeno una maggior rispettabilità e di sentirsi più determinati e sicuri di sé.







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