Come eliminare le paranoie

Pubblicato in Meditazione e mindfullness

Come eliminare le paranoie

 

 

Mindfullness: meditare per non pensare

Sareste disposti a fermarvi anche per un solo momento?
Bene, provate a rispondere a questa semplice domanda:
“Dov’è la mia mente qui e ora?”.

Quante azioni vi capita di fare durante la giornata? Quante di queste ne svolgete pensando esclusivamente a quello che state facendo? O piuttosto mentre siete impegnati in un’attività, siete portati a seguire altri pensieri che vi distraggono?

Capita spesso che ogni pensiero conduca altrove rispetto al presente, sviluppando una catena di pensieri che spesso diventano fissazioni o paranoie. Il termine paranoia deriva dal greco
παρά (che vuol dire ‘oltre’) e nûs (che vuol dire ‘mente’), proprio ad indicare che quando entriamo in paranoia, la nostra mente elabora pensieri sui pensieri, come se andassimo oltre il pensiero logico razionale e ne perdessimo il controllo.
In psichiatria, la paranoia è descritta come un disturbo del pensiero, che diventa ossessivo e insensato, fino a definirsi ‘delirio’ qualora non sia più rispondente alla realtà.
Tuttavia, comunemente si è soliti dire “sono entrato in paranoia”, per identificare uno stato in cui i pensieri invadono la nostra mente e non riusciamo a smettere di ascoltare quella voce interiore che solleva ogni genere di dubbio intorno a una questione o trova argomenti indifendibili per convincerci di un’idea, che non necessariamente risponde a verità.
Ecco che allora i pensieri ci costringono a fare molte fantasie su di noi, sugli altri, su come ci vedono, su come reagiranno a un nostro discorso, oppure a fare congetture sulle conseguenze delle nostre scelte in base a come ci comportiamo. I pensieri funzionano un po’ come occhiali attraverso cui vediamo il mondo e il problema è che
spesso tendiamo a far coincidere questa immagine con la realtà e questo è il meccanismo attraverso il quale diventiamo paranoici.

La pratica della meditazione, che letteralmente significa ‘stare nel mezzo’, ovvero sospendere il pensiero, offre l’opportunità di depurare la nostra mente da tutti quei pensieri inutili, in eccesso, che ci confondono e ci mettono in ansia, evitando di alimentare proprio le paranoie. Il termine inglese Mindfullness indica esattamente questo concetto, ovvero svuotare la mente dai pensieri.


4 fasi per smontare le paranoie con la mindfullness

I FASE: INIZIO LA PRATICA DEL QUI E ORA. MI ACCORGO DI QUELLO CHE STA SUCCEDENDO

Vi invito ad immedesimarvi per i prossimi cinque minuti con il vostro respiro e a limitarvi solo a respirare per il momento. Il respiro è una funzione sempre in atto, non occorre sforzarsi per respirare.
A questo punto potreste accorgervi di aver modificato il respiro già solo per il fatto di averci portato l’attenzione. O forse vi state accorgendo semplicemente di respirare. Vi propongo di memorizzare una frase che potete ripetervi come fosse un mantra, ogni qualvolta vi renderete conto che la mente inizia a divagare,
dicendo: “Sono presente a me stesso”, oppure “Darse Cuenta”, che in spagnolo significa realizzare, rendersi conto, per riportare la concentrazione a quanto vi sta accadendo qui ed ora, come a dirvi: “Ecco ci sono, sono qui”.


II FASE: ASCOLTO QUANTO MI DICO SOTTOVOCE E OSSERVO NASCERE I PENSIERI, MA NON LI SEGUO

Adesso chiudete gli occhi e mettetevi in ascolto di quella voce interiore che conoscete benissimo, che vi parla per la stragrande maggioranza del tempo e che chissà quante volte desiderate mettere a tacere. Che vi sta dicendo? Cercate di non seguire i pensieri, anche se siete spinti a vedere dove vi portano e provate invece ad osservarli senza reagire.
Se impariamo a smontare i nostri schemi mentali, ci rendiamo ben presto conto di quanto sia faticoso seguire i pensieri, piuttosto che lasciarli andare.


III FASE: INIZIO A SOSPENDERE IL GIUDIZIO, LASCIO CADERE I PENSIERI E STO SOLO CON IL RESPIRO

Sempre ad occhi chiusi mantenete la concentrazione sul respiro; seguitelo senza sforzarvi; questo accadrà senza che ve ne rendiate conto. Non importa se l’attenzione si distoglie, riportatela di nuovo soltanto su di esso. Notate quello che vi sta capitando. Se affiorano dei pensieri lasciate pure che ci siano, ma non li seguite, lasciate che vadano per conto loro. Lasciateli passare come il fluire dell’acqua di un fiume, senza trattenerli.
Osservate tutto ciò che accade nella mente senza escludere nulla, né giudicare quello che sta succedendo, finché sentirete soltanto il vostro respiro.

 

IV FASE: DIVENTO CONSAPEVOLE DI QUELLO CHE MI SUCCEDE E SENTO CHE EFFETTO MI FA

Ora riaprite pure i vostri occhi e cercate per qualche minuto di formulare delle frasi nelle quali asserite le cose di cui in questo preciso momento vi rendete conto, iniziando ciascuna proposizione con le parole “qui e ora mi accorgo di …” oppure “Ora sono consapevole che …” . Naturalmente questa fase si raggiunge con l’esperienza e l’addestramento, ma iniziare a farne pratica può farvi notare come i pensieri siano frutto di un’abitudine che, se sradicata, rende possibile liberarsi dalle paranoie.

Sostanzialmente
le paranoie costituiscono una modalità con la quale sfuggire al momento che stiamo vivendo e proprio perché riguardano un’anticipazione del futuro, ci mettono in uno stato di pre-allerta e di pre-occupazione, che genera soltanto sensazioni di ansia e agitazione. Così facendo ci illudiamo di poterci preparare agli eventi e di tenerli sotto controllo. Nessun approccio potrebbe essere più sbagliato, dato che l’unico momento su cui abbiamo potere di agire è appunto il presente.


Liberarsi dalle paranoie pensando solo al momento presente

Qualsiasi cosa stiate facendo o pensando, qualsiasi cosa vi accada è ora, qui, dove siete già; che vi piaccia o meno questo è il momento che si deve affrontare. Eppure conduciamo la nostra vita sempre troppo rapidamente per assimilare le esperienze che facciamo nel corso della giornata, secondo il ritmo naturale col quale sarebbe auspicabile recepirle, comportandoci piuttosto in maniera automatica e inconsapevole. Se non prestiamo attenzione, i modi di agire che eseguiamo meccanicamente, finiranno col dominare la maggior parte della nostra esistenza.

Per consentirci di avere piena coscienza della situazione in cui ci troviamo, della scelta che stiamo operando, del problema che stiamo affrontando e delle emozioni che stiamo provando, bisogna essere in contatto con sè stessi, cioè sentire che effetto fa stare in quel momento. Soltanto se si è consapevoli se ne può trarre esperienza, invece siamo sempre troppo preoccupati di ciò che era e di ciò che sarà, immaginando come preferiremmo che fosse o com’era un tempo.
Il passato non esiste perché è già accaduto e per questo è immodificabile, il futuro non esiste perché ancora non è arrivato e per questo è imprevedibile.

 



“Ti preoccupi troppo di ciò che era e di ciò che sarà
Ieri è storia
domani è un mistero,
ma oggi è un dono,
per questo si chiama presente”


 

Questo è quanto il Maestro Shifu dice a Po, nel noto film di animazione ‘Kung Fu Panda’, per alleviarlo dalle sue inutili preoccupazioni sul futuro e per incoraggiarlo, aiutandolo a concentrarsi sul momento presente.
Pensieri e fantasie riguardanti il passato sono forieri di condizionamenti erronei circa le idee che ci costruiamo sul mondo, non consentendoci di vivere a pieno le possibilità che ci riserva ogni occasione. In tal modo ci convinciamo che le nostre opinioni siano
la verità sulla realtà che ci circonda e non vediamo mai le cose per quelle che sono in una dimensione acritica e autentica, così come restare ancorati al presente ci consente di fare.
Ogni volta che stiamo pianificando il futuro sfuggiamo al presente e anticipiamo quel che sarà, senza aver vissuto quel che è stato, così, per esempio, accade che
al sopravvenire di una gioia a lungo agognata, non ci sentiamo molto meglio se non che per qualche breve istante, in quanto subito dopo subentra un’altra preoccupazione che annebbia quanto di piacevole riserva il presente.

Non si tratta di andare con la mente altrove, ma di rendersi conto e accettare di essere dove si è già. Non si tratta di liberare completamente la mente o annullare tutte le tensioni. Non occorre nemmeno stare immobili o assumere una posizione specifica. Osservare, qui inteso come sinonimo di meditare, è qualcosa che si può apprendere a fare in qualsiasi momento della giornata e ovunque vi troviate.

L’unico momento che esiste è ciò che stiamo vivendo qui e ora

Meditazione vuol dire
semplicemente essere presenti a se stessi e approfondire la propria consapevolezza, così da imparare a riconoscere quello che si vuole e ascoltare il proprio sentire, ovvero accorgersi che siamo vivi.
La meditazione è una pratica semplice, ma non facile, in quanto la mente ci abitua a sfuggire i momenti di coscienza proprio a causa dell’insoddisfazione nei confronti di ciò che vediamo o sentiamo in un dato momento e i pensieri, o peggio ancora
le paranoie, ci riportano ad essere disattenti come se fossimo guidati da un pilota automatico.

Prestare consapevolezza e attenzione a cose che troppo spesso ignoriamo e tendiamo a dare per scontate, è un’abilità che potete imparare a sviluppare sistematicamente sia con la meditazione che con la psicoterapia, che peraltro hanno in comune lo stesso obiettivo: l’ascolto di sé. A mio parere simili momenti sono il dono più bello che possiamo fare a noi stessi, è un tempo che ci concediamo, anziché sprecarlo nell’inutile attività del rimuginio.






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