La timidezza: un'emozione che si può vincere

Pubblicato in Quali emozioni. Cosa sono e come gestirle.

La timidezza: un'emozione che si può vincere

 




Che cos’e’ la timidezza?

La timidezza può rappresentare un vero e proprio ostacolo
a comportarsi in maniera appropriata rispetto a ciò che si vuole e a fare delle cose che gli altri solitamente riescono a fare in modo spontaneo. Per molti può essere comune provare un senso di forte vergogna e imbarazzo ogni volta che le situazioni richiedano di mettersi in gioco in prima persona. Pertanto le persone timide hanno difficoltà ed entrano in crisi anche quando devono fare una telefonata, intervenire in una riunione, parlare con qualcuno o partecipare ad avvenimenti in cui potrebbero trovarsi al centro dell’attenzione. La sensazione di timidezza, che si manifesta con sintomi quali: rossore sulle gote, sudorazione eccessiva, palpitazioni, respiro corto e affannato, si rifà alla paura di non farcela e di non sentirsi mai all’altezza della situazione che si sta vivendo. La timidezza puó essere definita anzitutto come la sensazione di sentirsi inadeguati, nonché di sentire la vergogna per non riuscire ad essere come gli altri e di dover ricorrere per questo all’uso di stratagemmi per non farsi notare e tenersi in disparte. A farne poi un tratto del carattere è il bisogno di nascondersi per la paura di essere giudicati in maniera negativa e per il timore di mostrarsi per ciò che si è.
Dunque alla base della timidezza c'è una scarsa autostima, in quanto il proprio modo di essere non è considerato apprezzabile dagli altri e ci si sente sempre sotto giudizio.
Il disagio si manifesta con delle caratteristiche fisiche ben visibili quali chiazze rosse sul viso, sudorazione delle mani o della fronte, sguardo basso, tremori e nervosismo, che rendono la persona ancora più insicura e impacciata e che la portano anche a parlare in maniera esitante, a schivare il contatto fisico e quello visivo, e a sentirsi ridicola e goffa, per cui il risultato finale è che la persona timida preferisce evitare le relazioni con gli altri.

TIMIDEZZA, ANSIA E FOBIE SOCIALI. UNA REAZIONE A CATENA

Qualora un'eccessiva timidezza diventi un impedimento all'espressione della propria personalità, nonché fonte di disagio e di malessere per la persona, può diventare un problema d'importanza centrale nella vita quotidiana dell’individuo. La timidezza può comportare dei blocchi che possono sfociare in stati di ansia e nella difficoltà di tradurre le proprie scelte in azioni a causa dell'incertezza decisionale che ne consegue. Questa emozione potrebbe addirittura manifestarsi nella forma più estrema, sfociando in attacchi di panico e fobie sociali che portano l'individuo al ritiro e all'isolamento per paura di confrontarsi con gli altri.


Come incide la timidezza nella vita di tutti i giorni?



Sul piano lavorativo un atteggiamento remissivo potrebbe portare a non far valere i propri diritti, a non essere rispettati, ad accettare di fare anche ciò che non si ritiene giusto e a reprimere il proprio parere se discorde da quello del capo o dei colleghi. Il punto é che l’individuo non si sente in diritto di affermare i propri bisogni al pari degli altri e questo fa versare le sue condizioni in uno stato di diversità e c'è il rischio che venga trattato come diverso, per effetto della ‘profezia che si autoavvera’.
Così gli altri potrebbero cominciare a trattarlo come una persona di poco conto, come l’individuo stesso si reputa, e a non considerarlo. Non esprimendo quello che pensa veramente, finisce col negarsi l'opportunità di far valere le proprie idee. Lo stesso vale per i rapporti di natura affettiva, ove la comunicazione chiara di ció che si vuole e l'espressione diretta dei sentimenti sono alla base della funzionalità di una relazione.

AFFRONTARE I PROPRI LIMITI PER USCIRE DALLA TIMIDEZZA



Per risolvere il problema della timidezza, quello che solitamente fanno le persone timide è di evitare le situazioni a rischio per non sentire la frustrazione, mentre la strategia vincente è proprio quella di affrontarle.

L’origine della timidezza può risalire all’infanzia e alle relazioni con le figure di riferimento

Sarebbe opportuno affrontare questo disagio cercando di individuare cosa è accaduto nella storia personale che ha determinato un atteggiamento simile e ha portato l'individuo a non avere fiducia in sé e nelle proprie capacità. In genere questa mancanza di fiducia affonda le radici nelle relazioni con le figure di riferimento e nel modo in cui è stato vissuta la loro opinione in merito alle proprie abilità e possibilità di riuscita nella vita. La persona che a tal proposito voglia intraprendere un percorso di terapia, deve essere accompagnata a riscoprire le proprie risorse e riattaualizzarle nel presente, mettendole in scena come fosse un personaggio teatrale al cospetto di un pubblico di adulti capace di apprezzarlo in un modo che, forse, da piccolo gli è stato negato.


La timidezza si può combattere con lo psicodramma



L’individuo deve fare esperienza della propria abilità ad esporsi e a comunicare ciò che prova e ciò che desidera con sicurezza, avendo prova del fatto che gli altri, il più delle volte, hanno un'opinione diversa da quello che immagina. Per questo può essere molto utile una terapia di gruppo dove, servendosi anche di forme teatrali, la persona riscontri l'effetto che il suo comportamento ha sugli altri, per esempio interpretando dei ruoli che gli consentono di apparire sicuro di ciò che sta dicendo e disinvolto rispetto a ciò che sta facendo.
Manifestare il proprio sé in modo chiaro e deciso consente di essere rispettati e affermare i propri diritti, perchè mostrarsi determinati suscita ammirazione e aiuta a riscuotere successo.

Interpretare un altro personaggio aiuta a vincere le proprie paure

Recitare per rappresentare un’altra parte di sé, diversa da quella del “timido”, consente di calarsi in un nuovo ruolo per apprendere comportamenti diversi e pratiche utili nelle situazioni che suscitano la timidezza. Questo metodo, chiamato psicodramma, permette di sviluppare la personalità in maniera spontanea in un contesto non giudicante che rassicura la persona.
L’immedesimazione in un personaggio agevola l'espressivitá, sviluppa una scioltezza e disinvoltura che in altre situazioni la persona non si permette, in quanto è bloccata dalla paura.
Nel mio approccio di lavoro terapeutico, rappresentare un ruolo diverso dal comportamento abituale improvvisandolo per mezzo dello psicodramma, permette di esplorare parti di sé che si ignorano, imparando anche a prendersene gioco, così da sdrammatizzare l'eccessiva valutazione negativa, oltre che scoprire di avere anche la capacità di essere spigliati e sicuri.


Che cos’e’ lo psicodramma



Jacob Moreno (1889-1974) definisce lo psicodramma come metodo di trasformazione delle dinamiche personali, attraverso la messa in scena di parti inconscie o coscienti interpretate in una forma nuova e diversa da quella attuata abitualmente nella realtà.
L’azione libera dal contesto reale consente di creare nuove improvvisazioni e di accettare un ruolo diverso. Poi la comparazione del vissuto reale con la rappresentazione di quel ruolo consente a chi ne è protagonista di riprodurlo all’interno del suo stesso contesto di vita.

Dunque, interpretare sul palcoscenico dei ruoli che normalmente non vengono espressi, consente di viverli e dargli una forma reale, fosse anche soltanto nella sessione terapeutica dello psicodramma, così da avere un’occasione per valutare il proprio comportamento. L’obiettivo dello psicodramma è di mettere in scena la situazione per come si configura agli occhi del protagonista, che immaginando e rappresentando i cambiamenti voluti, la ristruttura in un modo del tutto nuovo. Così per esempio, se una persona si sente a disagio a parlare con gli altri quando si trova in un contesto di socialità e diventa così timido da restare in silenzio ed essere ritroso all’interazione sociale, il conduttore del gruppo, che in questo caso è il terapeuta/regista, gli chiederà di immaginare la scena nella quale accade l’evento e di rappresentarla. Dapprima egli interpreterà sé stesso nel ruolo di ‘timido’, impacciato e goffo, per poi fare qualcosa di diverso e provare delle possibilità alternative; in questo modo egli avrà l’opportunità di sperimentarsi come spigliato e socievole. Impersonando questo nuovo ruolo, potrebbe accorgersi che gli è piaciuto farlo e che si è sentito a suo agio.

Il feedback degli altri membri del gruppo invece, potrebbe essergli utile a scorpire che lo hanno trovato interessante e che la sua paura di sembrare ridicolo non si è attualizzata.
Le indicazioni su come portare avanti la rappresentazione possono essere quelle stesse del paziente/attore, che viene invitato a rispondere con un certo grado di adeguatezza a una situazione nuova o con un certo grado di novità a una situazione vecchia. Quando non possiede il ruolo adatto al contesto, deve improvvisare per rivolgersi a esperienze che non sono già pronte dentro di sé, servendosi della sua spontaneità.

Nello psicodramma, rappresentare i vissuti permette di sperimentare parti nuove e al contempo di liberarsi di quelle abituali. Chiedendo al paziente di riprodurre le sue ansie, le paure o i bisogni, il terapeuta lo prepara ad affrontarli con un atteggiamento diverso e, chiedendogli di incarnare un ruolo diverso, lo guida verso una migliore soluzione dei suoi problemi.
È chiaro che quanto più vengono provate nuove risposte alle situazioni con cui confrontarsi, tanto più è probabile che queste diventino dei comportamenti stabili. D’altra parte, da bambini apprendiamo le modalità comportamentali attraverso la riproduzione dei ruoli che ripetiamo nei vari contesti. Cos,ì se l’uso di certe azioni inizia nel corso di un’attività spontanea come quella dello psicodramma, la persona sarà in grado di usarle altrettanto spontaneamente quando si ritroverà ad agire in situazioni sociali analoghe, poiché nella vita le tendenze persistenti portano l’individuo alla ripetizione. In sostanza, se una persona manca di coraggio a causa della tinidezza e ‘gioca’ ad essere coraggiosa, a furia di improvvisare questo ruolo imparerà ad esserlo, finché potrà trasferirlo nella vita reale.






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