Enneatipo Otto. L’innominato (Sadico)

Pubblicato in I nove tipi dell’Enneagramma nella letteratura

Enneatipo Otto. L’innominato (Sadico)

 

 

 

Enneatipo Otto. Pollyanna (Dipendente)

A dispetto dell’impotenza provata da bambini, questi enneatipi hanno trasformato il risentimento per essere stati trattati ingiustamente in vendicatività, sviluppando un’aggressività che permette loro di esaudire i desideri in virtù del potere e del comando.
Ben presto hanno imparato a ‘farcela da soli’ e pertanto vogliono essere indipendenti e
conquistarsi ciò che vogliono più per sfida che per piacere, perché possano ottenerlo con la forza, anche a costo di far soffrire l’altro.
Il
sadismo infatti, consiste proprio nel trarre soddisfazione dal dolore altrui, che è il modo attraverso il quale il tipo Otto si sente amato quale prova del fatto che sia lui a detenere il comando e ad avere ascendente sull’altro.

Peraltro, essendo convinti che gli altri siano dotati della stessa astuzia di cui si servono loro, hanno una visione assolutamente cinica della vita, anche per il fatto di non riuscire a ricevere amore, del quale negano di avere bisogno. Gli enneatipi Otto reprimono anche la paura e il senso di colpa, altrimenti non si permetterebbero di intraprendere azioni tanto rischiose, come sono soliti fare.
D’altro canto,
‘per essere cattivi’ è indispensabile distaccarsi dalle emozioni e anestetizzarsi, in modo da offuscare l’immagine negativa di sé.
Lo sviluppo di un’
autonomia eccessiva con la quale rifiuta il raggiungimento di un’intimità profonda con gli altri, consente al tipo Otto di soffocare la paura di dover essere assoggettato al potere altrui.

Determinati a ‘farsi vedere forti’, per cui sembrerebbero non avere alcuna debolezza, sono in realtà schiavi della passione per l’intensità, o meglio della lussuria.
Queste personalità
devono raggiungere sempre e comunque ciò che desiderano, pena l’insoddisfazione che ne deriverebbe se non ci riuscissero, perché sono incapaci di tollerare la frustrazione. Per questo sono costretti ad ottenere i propri scopi imponendo la loro volontà con la forza, senza tuttavia raggiungerli mai con il pieno consenso dell’altro.
Il loro
masochismo sta proprio nell’abuso di questo atteggiamento di potere, che li rende perennemente insoddisfatti. Perciò sostituiscono quello di cui non possono impadronirsi come l’amore, che nella loro visione si può solo ricevere, con cose più tangibili.

Pavel Annenkov scrive di Carl Marx, evidentemente un tipo Otto: “Si esprimeva sempre con quel tono imperativo che impediva qualunque tentativo di opposizione, sentiva come una missione comandare e imporre agli altri le regole”.

Honorè de Balzac scrive del suo personaggio Vautrin: “Faceva presagire un sangue freddo imperturbabile che non l’avrebbe fatto arretrare neppure di fronte a un delitto”, mostrando di essere pronto a qualsiasi cosa, perché incurante dei sentimenti degli altri.

Anche l’Innominato ne “I promessi sposi” di A. Manzoni, presenta i tratti del tipo Otto, che si riflettono nella volontà indomabile di perseguire i suoi intenti crudeli, nel desiderio e nella ricerca della solitudine, nell’arroganza e nella malvagità con cui si impone agli altri e nell’autocompiacimento della sua tirannia.

Un altro esempio calzante di questo tipo è dato dal caso del paziente descritto da C. Naranjo, il quale arriva in analisi dicendo: “Uno grande e grosso come me … Adesso deve venire qui a sdraiarsi su un divano seduto davanti a lei”. Persino nei sogni si rivela il suo cinismo: Mi spavento e apro la bocca per urlare, ma quando lo faccio la lingua cade per terra. Non mi sorprende: la raccolgo, me la metto in tasca e proseguo.

Tuttavia, gli enneatipi Otto non sono dei veri cattivi e, ne sono la dimostrazione queste parole: “Era grande come un gigante, faceva paura solo a vederlo, me dietro i toni bruschi e la voce tonante c’era tenerezza”. (descrizione del caso di R. Lindner riportata da C. Naranjo in “Gli enneatipi nella psicoterapia”).
E ancora:
“Dietro alle pose assunte per nascondere la sua vera faccia … emergeva il ritratto di un bambino” (descrizione del caso di R. Lindner riportata da C. Naranjo in “Gli enneatipi nella psicoterapia”), a riprova dell’esistenza di un lato sensibile nascosto nel profondo del loro animo.

Riferimenti:
C. Naranjo, Gli enneatipi nella psicoterapia, Astrolabio, Roma, 1997



Bibliografia:

  •         Manzoni, I promessi sposi, Gedi Gruppo Editoriale, Roma, 2010
  •         E. Canetti, Il testimone auricolare, Adelphi, Milano, 1995
  •         H. de Balzac, Papà Goriot, Rizzoli, Milano, 1997 (Vautrin)



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